Legge n°81/2017: il ‘’Jobs Act per gli Autonomi‘’ libera potenzialità

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Legge n°81/2017: il ‘’Jobs Act per gli Autonomi‘’ ..libera potenzialità?

agg. 22/3/'22

 

Le importanti modifiche poste con il ”Job Act degli Autonomi” apportano significative novità nel disegno dello scenario complessivo del ”mondo del lavoro”: 

della Legge n°81/2017 qual documento pubblicato in Gazzetta Ufficiale n°135 [06/’17] il cui testo coordinato è consultabile sul sito web ufficiale www. normattiva.it,

mentre il Capo I attiene alle norme di TUTELA del LAVORO AUTONOMO  (artt.1 > 17),

il Capo II  (artt.18 > 24) pone le basi regolamentari del LAVORO AGILE (smart working) per i rapporti di lavoro subordinato

 

TUTELA del LAVORO AUTONOMO

(artt. del CAPO I della L n°81/’17 – estrazione)

”Art. 1. Ambito di applicazione   

  1. Le disposizioni del presente capo si applicano ai rapporti di lavoro autonomo di cui al titolo III del libro

quinto del codice civile, ivi inclusi i rapporti di lavoro autonomo che hanno una disciplina particolare ai sensi

dell’articolo 2222 del codice civile.”

NOTE: l’art. 2222 del codice civile: «Art. 2222 (Contratto d’opera). — Quando una persona si obbliga a compiere verso un corrispettivo un’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente, si applicano le norme di questo capo, salvo che il rapporto abbia una disciplina particolare nel libro IV.».

 

”Art. 2. Tutela del lavoratore autonomo nelle transazioni commerciali

  1. Le disposizioni del decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231, si applicano, in quanto compatibili, anche alle transazioni commerciali tra lavoratori autonomi e imprese, tra lavoratori autonomi e amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, o tra lavoratori autonomi, fatta salva l’applicazione di disposizioni più favorevoli.”

NOTE: Il testo del decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231 (Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali) è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 23 ottobre 2002, n. 249.

 

 

”Art. 8. Disposizioni fiscali e sociali

  1. All’articolo 54, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, il secondo periodo è sostituito dai seguenti: «I limiti di cui al periodo precedente non si applicano alle spese relative a prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande sostenute dall’esercente arte o professione per l’esecuzione di un incarico e addebitate analiticamente in capo al committente. Tutte le spese relative all’esecuzione di un incarico conferito e sostenute direttamente dal committente non costituiscono compensi in natura per il professionista».”

NOTE: l’art. 54, comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi [Testo post riforma 2004], come modificato dalla presente legge:

«Art. 54 (Determinazione del reddito di lavoro autonomo [Testo post riforma 2004]).

  1. Le spese relative a prestazioni alberghiere e a somministrazioni di alimenti e bevande sono deducibili nella misura del 75 per cento, e, in ogni caso, per un importo complessivamente non superiore al 2 per cento dell’ammontare dei compensi percepiti nel periodo d’imposta. I limiti di cui al periodo precedente non si applicano alle spese relative a prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande sostenute dall’esercente arte o professione per l’esecuzione di un incarico e addebitate analiticamente in capo al committente.

Tutte le spese relative all’esecuzione di un incarico conferito e sostenute direttamente dal committente non costituiscono compensi in natura per il professionista. Le spese di rappresentanza sono deducibili nei limiti dell’1 per cento dei compensi percepiti nel periodo di imposta.

Sono comprese nelle spese di rappresentanza anche quelle sostenute per l’acquisto o l’importazione di oggetti di arte, di antiquariato o da collezione, anche se utilizzati come beni strumentali per l’esercizio dell’arte o della professione, nonché quelle sostenute per l’acquisto o l’importazione di beni destinati ad essere ceduti a titolo gratuito.

Sono integralmente deducibili, entro il limite annuo di 10.000 euro, le spese per l’iscrizione a master e a corsi di formazione o di aggiornamento professionale nonché le spese di iscrizione a convegni e congressi, comprese quelle di viaggio e soggiorno.

Sono integralmente deducibili,entro il limite annuo di 5.000 euro, le spese sostenute per i servizi personalizzati di certificazione delle competenze, orientamento, ricerca e sostegno all’auto-imprenditorialità, mirate a sbocchi occupazionali effettivamente esistenti e appropriati in relazione alle condizioni del mercato del lavoro, erogati dagli organismi accreditati ai sensi della disciplina vigente.

Sono altresì integralmente deducibili gli oneri sostenuti per la garanzia contro il mancato pagamento delle prestazioni di lavoro autonomo fornita da forme assicurative o di solidarietà. ».

 

”Art. 3. Clausole e condotte abusive

  1. Si considerano abusive e prive di effetto le clausole che attribuiscono al committente la facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto o, nel caso di contratto avente ad oggetto una prestazione continuativa, di recedere da esso senza congruo preavviso nonché le clausole mediante le quali le parti concordano termini di pagamento superiori a sessanta giorni dalla data del ricevimento da parte del committente della fattura o della richiesta di pagamento.
  2. Si considera abusivo il rifiuto del committente di stipulare il contratto in forma scritta.
  3. Nelle ipotesi di cui ai commi 1 e 2 il lavoratore autonomo ha diritto al risarcimento dei danni, anche promuovendo un tentativo di conciliazione mediante gli organismi abilitati.
  4. Ai rapporti contrattuali di cui al presente capo si applica, in quanto compatibile, l’articolo 9 della legge 18 giugno 1998, n. 192, in materia di abuso di dipendenza economica.”

 

Con il c. 4 dell’art. 3 della L n°81/’17 sovviene l”estensione del campo d’applicabilità del concetto di <dipendenza economica > nei rapporti di lavoro autonomo è con rimando all’art. 9 della legge 18 giugno 1998, n. 192 (Disciplina della subfornitura nelle attività produttive):

«Art. 9 (Abuso di dipendenza economica).

  1. È vietato l’abuso da parte di una o più imprese dello stato di dipendenza economica nel quale si trova, nei suoi o nei loro riguardi, una impresa cliente o fornitrice. Si considera dipendenza economica la situazione in cui una impresa sia in grado di determinare, nei rapporti commerciali con un’altra impresa, un eccessivo squilibrio di diritti e di obblighi. La dipendenza economica è valutata tenendo conto anche della reale possibilità per la parte che abbia subìto l’abuso di reperire sul mercato alternative soddisfacenti.
  2. L’abuso può anche consistere nel rifiuto di vendere o nel rifiuto di comprare, nella imposizione di condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose o discriminatorie, nella interruzione arbitraria delle relazioni commerciali in atto.
  1. Il patto attraverso il quale si realizzi l’abuso di dipendenza economica è nullo. Il giudice ordinario competente conosce delle azioni in materia di abuso di dipendenza economica, comprese quelle inibitorie e per il risarcimento dei danni.

3 -bis . Ferma restando l’eventuale applicazione dell’art. 3 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato può, qualora ravvisi che un abuso di dipendenza economica abbia rilevanza per la tutela della concorrenza e del mercato, anche su segnalazione di terzi ed a seguito dell’attivazione dei propri poteri di indagine ed esperimento dell’istruttoria, procedere alle diffide e sanzioni previste dall’art. 15 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, nei confronti dell’impresa o delle imprese che abbiano commesso detto abuso. In caso di violazione diffusa e reiterata della disciplina di cui al decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231, posta in essere ai danni delle imprese, con particolare riferimento a quelle piccole e medie, l’abuso si configura a prescindere dall’accertamento della dipendenza economica.».

 

CONTRATTI di COLLABORAZIONE:

COORDINATA CONTINUATIVA O..LAVORO AUTONOMO?

(secondo normativa)

>  leggi online ”qui”  <

 

 

Da annotare l’introduzione e riconoscimento del diritto all’indennità di disoccupazione derivante dalla cessazione dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa (approfondimenti online ”qui”): la base dell’indennità ”DIS-COLL” è riconducibile al c.1 dell’art.7  con cui è introdotto l’art.15-bis del D.lgs n° 22 del 22/3/’15] di seguito riportato:

”Art. 7. Stabilizzazione ed estensione dell’indennità di disoccupazione per i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa – DIS-COLL

1) All’articolo 15 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:

«15 -bis . A decorrere dal 1º luglio 2017 la DIS-COLL è riconosciuta ai soggetti di cui al comma 1

b) all’articolo 634, secondo comma, dopo le parole: «che esercitano un’attività commerciale» sono inserite le

seguenti: «e da lavoratori autonomi».”

 

 

Legge n°81/2017: non solo ‘’Jobs Act per gli Autonomi ‘’

Entro la stessa disposizione legislativa è interessante osservare che è riconosciuto il diritto all’apprendimento permanente in modalità formali, non formali od informali sia per i lavoratori autonomi [in rif. al comma 1 dell’art. 9 (Deducibilità delle spese di formazione e accesso alla formazione permanente)] e sia per i lavoratori dipendenti che svolgono le attività in modalità ”agile” secondo la definizione specificata al c.2 dell’art.20 della  L.n°81/2017 nel capo II [LAVORO AGILE – c.d. Smart working per lavoratori dipendenti].

 

”Art. 20. Trattamento, diritto all’apprendimento continuo e certificazione delle competenze del lavoratore

  1. Il lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile ha diritto ad un trattamento economico e

normativo non inferiore a quello complessivamente applicato, in attuazione dei contratti collettivi di cui all’articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, nei confronti dei lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda.

  1. Al lavoratore impiegato in forme di lavoro agile ai sensi del presente capo può essere riconosciuto,

nell’ambito dell’accordo di cui all’articolo 19, il diritto all’apprendimento permanente, in modalità formali, non

formali o informali, e alla periodica certificazione delle relative competenze.”

E’ altresì interessante annotare che proprio allo stesso c.2 dell’art.20 è prevista la certificazione periodica delle competenze (approfondimenti online ”qui”)

‘’chi’’ effettua la certificazione delle competenze periodica nelle numerosissime

società de-strutturate o semi-strutturate [= in assenza di Direzione HR]?

Generalmente è in occasione del semestrale o annuale incontro di Performance Management Appraisal, (visiona online ”qui”), cioè la valutazione complessive delle performance (non soltanto di KPI):

 

 

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# FONTI già inserite nel testo

agg. 22/3/'22