CONTRATTI di COLLABORAZIONE: COORDINATA CONTINUATIVA O..LAVORO AUTONOMO? (secondo normativa)

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CONTRATTI di COLLABORAZIONE:

COORDINATA CONTINUATIVA O..LAVORO AUTONOMO?

(secondo normativa)

 

agg. 22/3/'22

 

I contratti di collaborazione coordinata continuativa [CO.CO.CO. = CO.CO.PE.] in p.Iva (o senza) sono regolamentati sulla principale base giuridica di cui all’art. 409 c.p.c. (punto 3) vigente come modificato dal c.1 dell’art.15 della Legge n° 81/’17 (”Job act degli autonomi”: applicabile ai liberi professionisti | lavoro autonomo] ed attengono alle prestazioni professionali continuative e personali, svoltesi in autonomia operativa [funzione esecutiva] ed organizzazione autonoma del lavoro inclusi ”tempi e luoghi” di lavoro: questi parametri son sempre differenzianti la natura tipologica di tal rapporto di lavoro che, regolato contrattualmente [c.2 dell’art.3 della L n°81/’17], considera gli indici di <continuità> della collaborazione e la <coordinazione> della/e prestazione/i professionale/i nel rispetto del complesso dell’organizzazione aziendale.

Con riferimento al parametro afferente la completa\parziale autonomia nel determinar ”tempi e modi” di svolgimento della propria attività lavorativa può diversamente inquadrarsi il rapporto di lavoro fra le parti di natura parasubordinata con maggior affinità con le caratteristiche del rapporto subordinato nella fattispecie delle collaborazioni coordinate e continuative eterodirette/organizzate [CO.CO.ORG] la cui base giuridica principale è ricondotta ai commi 1 e 2 dell’art. 2 del D.lgs n°81/’15 [Testo Unico dei Contratti di Lavoro]

I casi esplicitati dalla normativa attualmente vigente [di seguito riportati] circoscrivono la definizione di contratti di collaborazione coordinata continuativa in vigore dal 2017 per effetto di n.2 interventi legislativi contenuti nel D.lgs n°81/2015 e nella L n°81/2017 in 3 punti specifici:

  • commi 1 e 2 dell’art.2 del D.lgs n°81/ 2015, attuativo del Jobs Act: definizione rimodulata di CO.CO.CO. [=CO.CO.PE.] al comma 1, ad eccezione dei casi di cui al comma 2

(estratto) ‘’ Art. 2 Collaborazioni organizzate dal committente

1. A far data dal 1° gennaio 2016, si  applica  la  disciplina  del rapporto di lavoro subordinato anche ai  rapporti  di  collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente  personali,continuative e le cui modalita’ di esecuzione  sono  organizzate  dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro.

  1. La disposizione di cui al comma 1 non  trova  applicazione  con riferimento:

a) alle  collaborazioni  per  le  quali  gli  accordi  collettivi nazionali stipulati da associazioni sindacali  comparativamente  piu’ rappresentative sul piano nazionale prevedono  discipline  specifiche riguardanti il trattamento economico e normativo,  in  ragione  delle particolari  esigenze  produttive  ed  organizzative  del  relativo settore;

b) alle collaborazioni  prestate  nell’esercizio  di  professioni intellettuali per le quali e’  necessaria  l’iscrizione  in  appositi albi professionali;

c) alle attivita’ prestate nell’esercizio della loro funzione dai componenti degli organi di amministrazione e controllo delle societa’ e dai partecipanti a collegi e commissioni;

d) alle collaborazioni rese a fini istituzionali in favore  delle associazioni e  societa’  sportive  dilettantistiche  affiliate  alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate  e agli enti di promozione  sportiva  riconosciuti  dal  C.O.N.I.,  come individuati e disciplinati dall’articolo 90 della legge  27  dicembre 2002, n. 289.

(..)‘’

 

 

E

  • lett. a) del c.1 dell’art. 15 della Legge n°81/2017 modifica il c.3 dell’art.409 del codice di procedura civile [c.p.c.]

‘’ Art. 15. Modifiche al codice di procedura civile

  1. Al codice di procedura civile sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 409, numero 3), dopo le parole: «anche se non a carattere subordinato» sono aggiunte le seguenti:

«La collaborazione si intende coordinata quando, nel rispetto delle modalità di coordinamento stabilite di comune accordo dalle parti, il collaboratore organizza autonomamente l’attività lavorativa»;

(..) ‘’

E

  • c.4 dell ‘art. 3 della Legge n°81/2017 estende il raggio d’azione dell’art.9 della L n°92/1998

‘’ Art. 3. Clausole e condotte abusive

(..)

  1. Ai rapporti contrattuali di cui al presente capo si applica, in quanto compatibile, l’articolo 9 della legge 18 giugno 1998, n. 192, in materia di abuso di dipendenza economica.’’

L’estensione della configurazione d’abuso di dipendenza economica è con rimando all’art. 9 della legge 18 giugno 1998, n. 192 (Disciplina della subfornitura nelle attività produttive):

«Art. 9 (Abuso di dipendenza economica).

  1. È vietato l’abuso da parte di una o più imprese dello stato di dipendenza economica nel quale si trova, nei suoi o nei loro riguardi, una impresa cliente o fornitrice. Si considera dipendenza economica la situazione in cui una impresa sia in grado di determinare, nei rapporti commerciali con un’altra impresa, un eccessivo squilibrio di diritti e di obblighi. La dipendenza economica è valutata tenendo conto anche della reale possibilità per la parte che abbia subìto l’abuso di reperire sul mercato alternative soddisfacenti.
  2. L’abuso può anche consistere nel rifiuto di vendere o nel rifiuto di comprare, nella imposizione di condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose o discriminatorie, nella interruzione arbitraria delle relazioni commerciali in atto.
  1. Il patto attraverso il quale si realizzi l’abuso di dipendenza economica è nullo. Il giudice ordinario competente conosce delle azioni in materia di abuso di dipendenza economica, comprese quelle inibitorie e per il risarcimento dei danni.

3 -bis . Ferma restando l’eventuale applicazione dell’art. 3 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato può, qualora ravvisi che un abuso di dipendenza economica abbia rilevanza per la tutela della concorrenza e del mercato, anche su segnalazione di terzi ed a seguito dell’attivazione dei propri poteri di indagine ed esperimento dell’istruttoria, procedere alle diffide e sanzioni previste dall’art. 15 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, nei confronti dell’impresa o delle imprese che abbiano commesso detto abuso. In caso di violazione diffusa e reiterata della disciplina di cui al decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231, posta in essere ai danni delle imprese, con particolare riferimento a quelle piccole e medie, l’abuso si configura a prescindere dall’accertamento della dipendenza economica.». ”

 

CONTRATTI di COLLABORAZIONE :

COORDINATA CONTINUATIVA O..LAVORO AUTONOMO?

(secondo normativa)

Principalmente è proprio la distinzione posta nel ”Job Act degli Autonomi” [Legge n°81/2017 pubblicata in GU n.135 del 13-06-2017] che costituisce la conditio sine qua non per determinare la tipologia del rapporto di lavoro: il concetto di < dipendenza economica > [con rimando all’art.9 della L n°92/1998] esteso alla categoria di lavoro autonomo [art.3, c.4 della Legge n°81/2017] par differenziare ed identificare le casistiche in cui sovviene la necessità di regolare il rapporto di lavoro con altre fattispecie contrattuali.

Mentre il rapporto di lavoro di tipo parasubordinato caratterizzato da maggior\minor affinità con i rapporti di lavoro di tipo subordinato\autonomo è inquadrato con una delle n°2 fattispecie contrattuali s.i. relative al contratto di collaborazione coordinata continuativa [CO.CO.CO. \ CO.CO.ORG], sono esclusi i rapporti fra le parti regolati con mandato/incarico professionale (o commessa) per la prevalenza degli indici di lavoro autonomo, sia per le macro categorie riconducibili all’art. 2222 del cod. civ., sia per i professionisti iscritti agli albi con rif. art.2229 del c.c. (ed altre norme pertinenti): sol per quest’ultime, si rileva l’approccio del legislatore ad avvallare l’inquadramento dei rapporti di tipo parasubordinato come previsto dal c.2, lett. b) dell’art. 2 del D.LGS n°81/2015 in deroga al comma 1 dello stesso art.2 della stessa disposizione legislativa.

 

In ogni caso, si evidenzia la parzialità degli indici menzionati al c.1 dell’art. 2 del d.lgs n°81/’15 [T.U. dei contratti di lavoro] per l’identificazione della caratterizzazione del rapporto di lavoro di tipo subordinato, in considerazione del primario indice di subordinazione che configura la posizione (del lavoratore ”subordinato”) d’obbligo al conformarsi al potere direttivo (del datore di lavoro) esplicato prevalente dalle <continue direttive> [unilaterali imposizioni caratterizzanti il rapporto <asimmetrico> determinato dal potere coercitivo ”come da norme”], e completato dalla funzione di controllo, oltrechè dall’organizzazione delle attività di lavoro dei subordinati (inclusi i c.d. ‘’tempi e luoghi’’ di lavoro), e nella relativa funzione coordinamento.

 

 

STILE DIRETTIVO: importanti annotazioni

(leggi ”qui”)

 

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# FONTI già inserite nel testo

 

 

agg. 22/3/'22